La Commissione Europea boccia gli incentivi per i decoder DTT

Come annunciato con una settimana di anticipo, la Commissione Europea ha bocciato ieri gli incentivi per l’acquisto di decoder per la tv digitale terrestre erogati dal Governo Berlusconi nel 2004 e nel 2005. La commissaria Eu per la concorrenza Neelie Kroes ha motivato la decisione con il fatto che i broadcaster avrebbero ricavato dall’incentivazione all’acquisto un vantaggio indiretto, ed ha definito gli aiuti incompatibili in quanto, non essendo neutrali da un punto di vista tecnologico, creerebbero una distorsione indebita della concorrenza escludendo la tecnologia satellitare.
I 220 milioni di euro degli aiuti dovranno essere quindi parzialmente restituiti al Governo, e l’importo a carico di ogni broadcaster sarà calcolato in base ai ricavi supplementari realizzati con le offerte pay-per-view sulla piattaforma DTT.
Stando così i termini la RAI è automaticamente esclusa dal calcolo, in quanto non ha finora attivato nessuna offerta pay sulla tv digitale terrestre ribadendo anzi, con le recenti dichiarazioni del direttore generale Claudio Cappon, di puntare su una esclusiva offerta free to air. Fastweb, che vendeva la videostation IPTV a 30 euro utilizzando l’incentivo statale per i decoder DTT, si dichiara “mero provider tecnico” con attività di ridistribuzione “di canali di terzi”. Mediaset infine sottolinea che gli incentivi ”non hanno avuto alcun beneficio sul conto economico della società” ed annuncia ricorsi in tutte le sedi giudiziarie ritenendo “destituita di ogni fondamento” la decisione della Commissione.
I 10 milioni di euro di contributo concessi nel 2006 alle regioni Sardegna e Valle d’Aosta sono invece stati considerati legittimi, in quanto “neutri da un punto di vista tecnologico e proporzionati all’obiettivo di promuovere la transizione alla televisione digitale e l’interoperabilità”.
La decisione della Commissione Europea rappresenta la conclusione di uno degli aspetti più controversi dello switch-off del segnale televisivo terrestre analogico e della necessaria distribuzione dei decoder sul territorio nazionale; la sovvenzione statale dei set-top box ed è stata oggetto di polemiche che hanno spaziato dalla valutazione delle reali potenzialità tecnologiche della piattaforma (i decoder nati vecchi del Presidente della Regione Sardegna Renato Soru) all’accusa di conflitto di interessi fra l’allora Primo Ministro Silvio Berlusconi ed il fratello Paolo, proprietario della società Solari.com e distributore di decoder Amstrad.
Al di là degli eventi specifici, la Commissione Europea apre con la bocciatura dei contributi una questione sul ruolo che un governo nazionale può avere nel guidare l’innovazione tecnologica del Paese: è possibile per un ministro delle comunicazioni effettuare valutazioni strategiche ed attuare strategie volte a incentivare l’utilizzo di determinate tecnologie in relazione alle specifiche problematiche del territorio? O deve invece alienarsi qualsiasi possibilità di indirizzo?
E’ giusto che il ruolo riservato allo Stato nel contesto dell’innovazione tecnologica dei media debba essere limitato alla definizione delle sole infrastrutture legislative che incanalino le iniziative del mercato?
Ed il mercato è in grado, da solo, di creare le condizioni che garantiscano il rispetto del principio del pluralismo informativo?

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